Marta Calderón Gómez

IES ANDRÉS BENÍTEZ

Este trabajo me ha parecido muy interesante, puesto que intentamos que todo el mundo se sensibilice y sea cociente de la situacion de algunos países, que cada vez son más. Con esto queremos que esto no valla a más, que estas situaciones se reduzcan.

Reflexión serena

IES LUIS MANZANARES

En 2050 seremos 9 mil millones de personas y el ritmo de consumo va a ir aumentando a un ritmo exponencial. El cambio climático tiene graves consecuencias, entre otras las malas cosechas, debido a las altas temperaturas, a las olas de calor y al desequilibrio de las lluvias, afectando a la producción agrícola de los países menos desarrollados, que no tienen medios ni recursos económicos para contrarrestar la influencia de este problema en la agricultura.

Debemos cambiar los patrones de comportamiento, todos juntos podemos. Es preciso un cambio de mentalidad, aunque puede parecer un mito. No debemos dejar la agricultura en manos de las grandes empresas, hay que cuidar al pequeño agricultor. ¡Comer es un privilegio! No es un privilegio habiendo suficiente comida para todo el planeta, debemos buscar la manera de distribuirla de una forma más justa.

Otro problema social al cambio climático es la aparición de plagas y enfermedades ya olvidadas o nuevas. Los problemas serán mayores si no lo paramos ¡YA!

La vita ad AGRI UGRI

scuolamedia stataleBartolena-SanSimone Livorno

Intervista sulla vita ad ADI UGRI.
Adi Ugri è una cittadina dell’Eritrea, da lì viene la famiglia di mio padre…..

1) Come si svolgeva una giornata ad ADI UGRI?
Neanche il 30% dei bambini andava a scuola quindi nella mattina c’erano molti bambini nelle stradine che congiungevano una casa all’altra. Nel pomeriggio io e i miei fratelli giocavamo nelle strade con un pallone fatto di stracci e pezzi di plastica trovati per terra.

2) Avevate sempre da mangiare o a volte mancava?
Si, avevamo sempre da mangiare,  ma solamente perché  avevamo il padre arruolato nell’esercito Italiano.

3) Che cosa mangiavate?
Soprattutto ingerà  (pane non lievitato  fatto in casa) e zighinì (pollo cucinato con berberè – peperoncino piccante –  e pomodoro).

4) Come vi procuravate l’acqua?
La Coniel era l’ azienda che distribuiva l’acqua (1 litro al giorno).

5) Che cosa si beveva oltre all’acqua?
Le altre bevande erano lo shuà ( un vino ottenuto dalla fermentazione dei cereali, per le persone più povere) e il miel una specie di birra fatta fermentare con il miele (per i più ricchi).

6) Quali mezzi di trasporto si usavano?
Si usavano le corriere e in città si trovavano 2 auto per muoversi dalla periferia al centro.

7) Che abitazioni ci sono in periferia?
In periferia si trovano i TUKUL, baracche formate da legno ed escrementi di mucca impastati con paglia che vanno a formare una specie di cemento.

8) C’era molta siccità?
Si,  c’erano 9 mesi di siccità e 3 di piogge costanti (GIUGNO, LUGLIO, AGOSTO)

9) C’era l’elettricità?
Si, ma soltanto dalle 16:00 alle 23:00.

10) C’era molta criminalità?
Si ,i criminali si chiamavano scifsta. Le persone per evitare di essere derubate si cucivano le monete negli orli dei pantaloni.

11) Una persona poteva normalmente uscire dal paese o serviva un documento speciale? No, si poteva uscire soltanto se si sapeva lavorare.

La Caritas a Livorno

scuolamedia stataleBartolena-SanSimone Livorno

CARITAS  A LIVORNO

La Caritas parrocchiale è l’organismo pastorale istituito per animare la parrocchia, con l’obiettivo di aiutare tutti a vivere la testimonianza e l’attenzione agli altri non solo come fatto privato, ma come esperienza comunitaria, della Chiesa. Infatti per i cristiani vivere la carità significa concretizzare l’insegnamento del Vangelo nella vita di tutti i giorni, aiutando gli altri attraverso l’ascolto e la condivisione di ciò che si possiede.

L’idea stessa di Caritas parrocchiale esige, pertanto, una parrocchia “comunità di fede, preghiera e amore”. Questo non significa che non può esserci Caritas dove non c’è “comunità”, ma si tratta piuttosto di investire, le poche o tante energie della Caritas parrocchiale nella costruzione della “comunità di fede, preghiera e amore”. Come se la testimonianza comunitaria della carità fosse insieme la meta da raggiungere e il mezzo, (o almeno uno dei mezzi), per costruire la comunione… un esercizio da praticare costantemente!

La Caritas parrocchiale, è costituita da un gruppo di persone (ma nelle piccole comunità può trattarsi anche di una sola persona) che aiuta il parroco sul piano dell’animazione alla testimonianza della carità più che su quello operativo di servizio ai poveri. L’obiettivo principale è partire da fatti concreti – bisogni, risorse, emergenze – e realizzare percorsi educativi finalizzati al cambiamento concreto negli stili di vita ordinari dei singoli e delle comunità/gruppi, in ambito ecclesiale e civile (animazione).

LO SPRECO

I dati sullo spreco alimentare in Italia lasciano senza parole: dagli studi degli esperti emerge il ritratto di un paese che sperpera risorse preziose in tutti i paesaggi della catena della produzione e del consumo. Dalla terra alla tavola, passando per la distribuzione. Naturalmente prima degli sprechi in tavola, c’è un intera filiera segnata da perdite, con il 25% della frutta e della verdura gettata e prima di arrivare alle nostre case e migliaia  di tonnellate di prodotti non raccolti. Poi, gli avanzi di mense scolastiche e aziendali.

Tutto ciò, tenendo presente anche il fatto che il cibo, che si  decompone in discarica, produce gas e quindi contribuisce al riscaldamento globale. Su questo fronte sta lavorando il parlamento europeo, con la risoluzione in materia dell’eurodeputato Salvatore Caronna, approvata dai parlamenti a larga maggioranza. Tra le questione affrontate nel documento, anche quella del tempo di vita di un prodotto.

Si chiede, ad esempio, di affiancare all’attuale scadenza commerciale una  scadenza per la salute e per i favori. Ma c’è anche attenzione agli imballaggi con la richiesta di puntare su innovazioni che permettono di ridurre l’utillizzo di plastica e cartone. L’iniziativa spetta ora alla commissione,da cui si attende una direttiva per ridurre gli sprechi del 50% entro il 2025.

Blocco notes e penna prima di fare la spesa, per comprare solo il necessario, congelare quando il cibo è in eccesso fantasia per recuperare gli avanzi e se è ormai troppo tardi, per chi ha un giardino, ci si può cimentare nel compostaggio domestico.

CAMBIO CLIMATICO

IES Tirson de Molina

¿Qué es el Cambio Climático? // What is Climate Change?

La mayoría de las personas que sufren de hambre en el mundo vive en los países en desarrollo, donde representan el 16% de la población

Los principales grupos de riesgo: la población rural pobre, la población urbana pobre y las víctimas de las catástrofes.

Los pobres rurales
La mayoría de las personas que no tienen lo suficiente para comer viven en las comunidades rurales pobres en los países en desarrollo. Muchas no tienen electricidad ni agua potable. La sanidad pública, la educación y los servicios de saneamiento son, a menudo, de baja calidad.
Las personas del mundo que pasan más hambre y están más expuestas a la inseguridad alimentaría están a menudo directamente involucradas en la producción de alimentos. Cultivan pequeñas parcelas. Crían animales. Pescan. Hacen lo que pueden para proporcionar alimentos a sus familias o ganar dinero en el mercado de productos locales.
Muchos no tienen terrenos propios y trabajan a sueldo para obtener dinero suficiente con el que salir adelante. A menudo el trabajo es estacional, y la familia debe desplazarse o separarse para ganarse la vida.
Resulta difícil y complicado ahorrar dinero para situaciones de emergencia. Incluso cuando hay suficientes alimentos, la amenaza del hambre está siempre presente.

Los pobres urbanos
La población urbana pobre es otro de los grupos en riesgo de padecer hambre. Producen pocos o ningún alimento y a menudo carecen de los medios para comprarlos. Las ciudades están creciendo constantemente. En el año 2000, casi dos mil millones de personas vivían en las ciudades; para 2030 esta cifra se habrá como mínimo duplicado. A medida que las ciudades crezcan y mas gente migre de zonas rurales a zonas urbanas, la población urbana pobre aumentará. El hambre y el acceso a alimentos asequibles en las ciudades serán, por tanto, cuestiones de creciente importancia.

Víctimas de las catástrofes
Cada año las inundaciones, sequías, terremotos y otros desastres naturales así como los conflictos armados causan destrucción generalizada y fuerzan a las familias a abandonar sus hogares y granjas. A menudo las víctimas de las catástrofes no sólo se enfrentan a la amenaza del hambre sino también directamente a la inanición.
El mundo produce actualmente alimentos suficientes para todos sus habitantes, aunque muchas personas no tienen acceso a ellos.
Hay muchas evidencias de que sería posible alcanzar avances rápidos en la reducción del hambre abordando tanto las causas como las consecuencias del hambre y la pobreza extremas: mediante intervenciones para mejorar la disponibilidad de alimentos y los ingresos de la población pobre aumentando sus actividades productivas y proporcionando las familias más necesitadas acceso directo e inmediato a los alimentos.

Video-Boom sobre la Lucha contra el Acaparamiento de las Tierras

IES JOAQUÏN COSTA

Video-Boom Lucha contra el acaparamiento de Tierras

Hemos hecho este  video-boom para apoyar la lucha contra el acaparamiento de las tierras. Esperamos que os guste y que no os riais mucho de nosotros. Lo hemos hecho con mucho cariño y con la mejor intención del mundo.
Un besito! :)

PD2: Os dejamos la letra!
El acaparamiento de las tierras mola mogollón,
lo cantan en Tanzania y tambiién en Aragón.
vamos Africanos, vamos a luchar,
para vuestras tierras poder recuperar,
Esta batalla la vamos a ganar,
Y en todo el mundo vamos a triunfar!

 

CEP INGENIERO JOSE ORBEGOZO

CEP INGENIERO JOSE ORBEGOZO

Hola amigos/as:

Hemos elegido Bolivia porque hay muchos problemas alli y nos gustaría ayudarles, hemos aprendido que trabajan en las minas desde muy pequeños, y no nos parece bien. Nos gustaria poder ayudar en algo y darles de comr a

Fran alvarez

IES ANDRÉS BENÍTEZ

Me parece muy bien porque estamos aprendiendo a realizar diferentes cosas que hacer para hacer una campaña de sensibilizacion como hacer un vídeo , un blog , etc. y esto le viene bien a los paises a los que intentamos ayudar con estas campañas.